Attacco dei giganti

“Io li ucciderò tutti!”.

Bene, se avete riconosciuto questa frase e l’avete letta con quel tono di voce saprete già chiaramente di cosa stiamo parlando.

“Shingeki no Kyojin”, o più comunemente conosciuto come “Attack on Titan”, è uno dei manga e anime più conosciuti nel mondo degli shonen giapponesi, e, inoltre, una delle opere più apprezzate dagli otaku occidentali (“otaku”= appassionato di manga e anime).

La sua fama deriva anche dalle numerose parodie e memes che circolano sulla rete, e che ha portato anche diversi non-appassionati a conoscere e apprezzare l’opera.

Il manga, scritto e disegnato dal maestro Hajime Isayama a partire dal 2008, ha immediatamente riscosso un grandissimo successo, conquistando milioni di lettori in giro per il mondo con la sua storia estremamente realista e drammatica, toccando punti di trama incredibilmente tristi, coinvolgendo, il più delle volte, anche il lettore.

Ecco una rapida sinossi dell’opera:

L’umanità è stata decimata da creature umanoidi alte diversi metri, e chiamati “giganti”. Per sopravvivere alla loro invasione, gli umani furono costretti a costruire tre cerchia di mura circolari una interna all’altra, chiamate, a partire dalla più esterna, “Wall Maria”, “Wall Rose” e “Wall Sina”.

Eren è un ragazzo di nove anni che vive con i suoi genitori e la sua sorellastra Mikasa nel distretto di Shiganshina, uno dei quattro distretti del Wall Maria, e per cui, il distretto che separa l’umanità dai giganti che vagano al di fuori.

Un giorno, Mikasa, Eren e il loro miglior amico Armin, assistono all’attacco di un gigante colossale che distrugge il cancello del distretto, causando l’invasione da parte dei giganti nel Wall Maria.

Da quel momento, i tre amici saranno determinati a salvare l’umanità e sterminare tutti i giganti, al fine di ritornare alle loro normali vite, e per scoprire cosa si trovi oltre le mura.  

La trama, originale e accattivante, è piuttosto scorrevole, anche se in alcuni tratti manca di dettagli che renderebbero l’opera sicuramente più coinvolgente. Spesso, inoltre, si incontrano diverse discordanze che “bucano” l’opera, lasciando il lettore a chiedersi per quale motivo sia avvenuto un determinato evento.

I disegni di Isayama, anche se inizialmente piuttosto confusionari, sono molto dettagliati e “innovano” il classico stile di disegno manga, unendosi a un canone delle dimensioni e degli spazi molto più realistico.

Lo stile dei disegni, è stato infatti utilizzato anche nella versione animata, ed è stato molto apprezzato sia dai fan dell’opera che dai neofiti, che sono riusciti a trovare uno stile di disegno molto più serio e drammatico rispetto ai classici anime che siamo abituati a vedere in giro.

Il manga (composto per ora da 116 capitoli) è tutt’ora in fase di sviluppo, anche se le dichiarazioni di Isayama sono chiare: ci troviamo alle battute finali.

L’anime è composto da tre stagioni, di cui la terza ha ripreso a venire trasmessa  a partire dal 28 Aprile.

Chi ha letto il manga sa chiaramente che la trama si trova in un punto molto importante e teso, ma soprattutto che ci si sta trovando di fronte a un colpo di scena sensazionale che ribalterà l’intera situazione, assistere per credere.

Quest’opera è vivamente consigliata per iniziare a approcciarsi al mondo nipponico, data la sua semplicità di trama e brevità, senza contare i diversi personaggi, ognuno con una propria personalità e sfumatura che rendono il character development di Attack on Titan uno dei migliori e maggiormente apprezzati.

Voto manga: 8,5

Voto anime: 7,5

Daniel Dellavalle

HumanUNkind

Quanto pensi sia utile salire sul palco di un teatro? 

Quest’anno studenti e studentesse del nostro istituto, sotto l’attenta guida della professoressa Alisa Telmen e la collaborazione di Sergio Danzi e Ileana Spalla, hanno organizzato uno spettacolo plurilingue intitolato “humanUNkind”. 

Quest’anno, l’Istituto Monti, ha voluto fornire agli studenti questa occasione di alternanza scuola/lavoro per migliorare le loro competenze. 
Salire su questo palco, agli studenti, è servito per acquisire più sicurezza in se stessi, migliorare le proprie competenze linguistiche e conoscere meglio il settore del teatro, sensibilizzandoli anche sulla tematica attuale delle migrazioni. 

Il 14 maggio, i ragazzi hanno dunque avuto l’opportunità di partecipare alla diciannovesima edizione del festival studentesco europeo di teatro plurilingue “Lingue in scena” con una coreografia in lingua spagnola, tedesca, francese ed inglese.

Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità!

Qualcosa che forse esiste o forse no.
Una metafora letteraria, un sinonimo di pozzo senza fondo è diventata ormai una certezza, e come ha affermato Shep Doleman, siamo riusciti a vedere l’invisibile.

È stata scattata la prima foto che dimostra l’esistenza di buchi neri, che prima erano solo un’idea, un’ipotesi formulata da Albert Einstein nell’ormai lontano 1919.

È qualcosa che la mente umana non può percepire, l’infinito, l’ignoto, una forza capace di catturare corpi celesti e luce e di non liberarli più.

Come affermato dagli scienziati, i buchi neri, sono in continuo movimento ed è stato dunque difficile intrappolarene uno in una foto, ma ora che la studentessa Katie Bouman ha risolto l’algoritmo per localizzarli, si dice che ci siano più possibilità di
trovarne altri.

È dal 2016 che Katie lavora per questo progetto, e come ha raccontato in un’intervista, non è stata un’impresa semplice, poiché non poteva parlarne con nessuno, nemmeno con la sua famiglia.

Nonostante ciò, è stata supportata dal suo team di scienziati che l’hanno aiutata in questa impresa.

Gloria Falletta

La NOSTRA maturità

Anche tu in ansia per l’esame? Lo stress ti assale e non riesci più a studiare?

Cerchi ovunque soluzioni per colmare le tue lacune e prepararti al meglio?


Bene, sappi che cercare su internet non servirà a niente, le soluzioni che ti saranno date sono sempre quelle: avere almeno una conoscenza base di tutte le materie (da inserire in un quadro generale) e cercare di non farsi sopraffare dallo stress. E sai perché lo so? Perché ho provato anch’io a cercare “la magica soluzione” che risolva questa odiosa questione. 


TUTTI GLI STUDENTI TEMONO LA MATURITÀ e ognuno ne pensa ciò che vuole: chi si domanda se sia effettivamente utile, chi si dice “se almeno non ci fosse questa o quell’altra materia sarei più tranquillo”, chi vorrebbe non pensarci ma alla fine lo fa comunque è così via.

Purtroppo l’ansia non viene di certo placata perché nonostante le simulazioni (4 in tutto, 2 della prima prova, quindi il tema di italiano, e 2 della seconda prova, riguardante le materie principali del corso) le cose ci appaiono nebulose. Prima pensiamo che l’esame sia irraggiungibile e poi che sia dietro la porta. Passiamo dal “Ma tocca davvero a ME?” al “Non vedo l’ora di aver finito!”. Comprensibile del resto, considerando le numerose incertezze di quest’ultimo anno tra terza prova si è terza prova no, l’alternanza scuola lavoro prima da elimare e poi ridimensionata e gli invalsi che da sempre dividono le opinioni degli studenti!.
Una vera e propria Odissea e la nostra Itaca è ancora lontana. 

Costy

Intervista allo Sciatap

Mercoledì 16 gennaio 2019 Linakppuciato ha conosciuto lo Sciatap, giornalino scolastico del Liceo Classico Vittorio Alfieri. 
La nostra redazione ha avuto il piacere di scambiare qualche parola con Gianluca Fresia, membro della direzione dello Sciatap.
Il Classico ha una lunga tradizione giornalista e dispongono della versione cartacea, un grazioso volumetto costituito da una quarantina di pagine ed interamente finanziato dagli studenti (su base volontaria).
Il nome Sciatap risale agli anni ’70 ed è stato ispirato da un’ allegra collaboratrice scolastica.
La redazione è formata da trentanove studenti appartenenti ai vari anni. 
Gianluca ha spiegato che i temi trattati sono legati alle varie festività, ad esempio l’ultimo numero era incentrato sul San Valentino ed esso esce circa due volte a quadrimestre.
All’interno del giornalino è anche presente una rubrica, “Ipsie dixit”, dove vengono riportate le frasi più originali e divertenti pronunciate dai professori. 
Lo Sciatap è un giornalino moderno, frizzante e ironico. 
La nostra redazione spera di poter collaborare con loro in futuro.

Bandersnacht: Libera scelta o decisione fittizia?

Il 28 Dicembre 2018 dopo mesi di attesa fomentata da una fitta campagna pubblicitaria, viene rilasciato con successo il primo film interattivo di Netflix: Bandersnatch.

Si tratta niente meno che del finale di stagione di Black Mirror, una famosa serie TV con episodi autoconclusivi che esplora un futuro (neanche troppo prossimo) in cui le invenzioni più innovative, si scontrano con i più forti istinti umani portando a terrificanti effetti collaterali.

Bandersnatch racconta la storia del diciannovenne Stefan Butler il quale è impegnato nella programmazione di un videogame “a bivi” basandosi su un libro (da cui l’episodio prende il nome) appartenuto alla madre.

La dinamica è molto semplice: durante l’episodio lo spettatore viene posto di fronte ad alcune scelte e ha dieci secondi di tempo per prendere una decisione.

Le opzioni che vengono presentate hanno diversi tenori: variano dal scegliere semplicemente i cereali della colazione al decidere se ascoltare o meno il padre.

Scelta dopo scelta la storia prende forma e assume risvolti differenti per giungere così a uno dei cinque finali ufficiali.

Altra conseguenza delle nostre scelte è la durata dell’episodio che spazia da quaranta minuti a due ore e mezza.

Tuttavia fin dalle prime scelte, la morale che vuole darci C. Brooker (il creatore) è molto chiara: scegliere liberamente non è possibile.

Questo aspetto emerge abbastanza esplicitamente da alcune battute o scene metacinematiche in cui il protagonista stesso si accorge che le proprie decisioni in realtà non gli appartengono ma che è qualcuno che le prende al suo posto (in questo caso lo spettatore). Si instaura così un dialogo tra Stefan e noi che guardiamo il film, rendendo se possibile ancora più angosciosa l’atmosfera.

Durante l’episodio molto spesso ci troviamo infatti di fronte a decisioni che sono solo apparentemente diverse e che portano inevitabilmente a finali indesiderati.

Il nuovo prodotto Netflix interagisce con lo spettatore anche in modi inattesi o beffardi, prendendo in giro il concetto delle scelte multiple: per esempio, in una sequenza che riflette sulla nozione dell’intrattenimento, si fa avanti la possibilità di aggiungere un po’ di action alla storia e le due opzioni sono “Yes” e “Fuck Yeah!”. In altri casi, a prescindere dalla scelta, Brooker ci porta lungo un percorso prestabilito, rivolgendoci lo stesso messaggio che arriva al personaggio principale: non siamo noi ad avere il potere.

La visione di Bandersnatch ci porta inesorabilmente a chiederci: Siamo davvero liberi di scegliere o ci illudiamo di esserlo? Ciò che decidiamo è già stato previsto? E parlando per massimi sistemi: esiste il libero arbitrio?

Sul tema della scelta si sono pronunciati diversi filosofi tra cui spicca il pensiero di Søren Kierkeegard, con la sua filosofia caratterizzata da un precoce stampo esistenzialista.

Lo studioso danese analizza l’individuo nella sua assoluta individualità, il soggetto con la sua vita, con la sua dimensione fisica ed emotiva focalizzandosi però sul tema della libertà intesa come possibilità di scelta.

Per Kierkeegard la vita pone l’uomo sempre di fronte a molteplici possibilità, nessuna delle quali è garantita, così che ogni scelta comporti la possibilità del fallimento. Inoltre, per ogni decisione che prendiamo, ne scartiamo migliaia di altre.

Dalla possibilità deriva pertanto un unico sentimento: l’angoscia.

Di conseguenza, secondo il filosofo, l’uomo non ha la possibilità di essere indipendente ma è assoggettato e sottomesso alla propria libertà che (ossimoricamente) lo opprime.

Ovviamente una tale filosofia mette in risalto per lo più i drammi e il senso di soffocamento  che deriva dall’obbligo della scelta, ma è anche vero che forse a noi piace rimanere nell’illusione di essere liberi per sentirci padroni del nostro destino.

Tuttavia, che esista o meno il libero arbitrio non ci è dato saperlo (almeno per ora). La domanda a cui però possiamo provare a rispondere è: ci serve credere nel libero arbitrio?

Death note

La persona il cui nome sarà scritto in questo diario morirà.

Questo è l’incipit, chiaro e conciso, di uno dei titoli più apprezzati e amati del mondo: Death Note, un fumetto che gli amanti della cultura nipponica non possono che ricordare positivamente.

Manga shonen pubblicato dal 2003 al 2006, scritto da Tsugumi Oba e disegnato da Takeshi Obata. Death Note narra le vicende di un brillante e giovane studente giapponese di nome Light Yagami, il quale, annoiato dalla vita che vive tutti i giorni e stanco dell’ipocrisia delle persone che lo circondano, è alla costante ricerca di un modo per cambiare il mondo in cui vive.

L’evento che trasformerà in realtà il sogno rivoluzionario di Light, è il recupero del Death Note, un quaderno che, come già anticipato, ha il potere di uccidere una determinata persona semplicemente scrivendo il nome di essa.

Sfruttando il quaderno, Light pretende con molta presunzione di poter creare un nuovo mondo scegliendo chi possa vivere, e, soprattutto, chi possa morire. I suoi bersagli sono principalmente i malviventi e i criminali che, secondo lui, meritano punizioni peggiori di quelle imposte dalle loro condanne.

Alla follia di Light si contrappone però uno dei personaggi più famosi e conosciuti dell’opera: Elle, figura ancora adesso amata e esaltata da tutti gli amanti di manga e anime.

Tra i due inizierà una guerra a colpi di deduzioni, inganni e doppi giochi, tutto al fine di scoprire l’identità dell’altro, raggiungendo altissimi livelli di tensione che terranno a lungo il lettore incollato al fumetto.

Tutta la storia è caratterizzata da una trama estremamente appassionante e ricca di colpi di scena, considerando anche la presenza di personaggi secondari molto ben caratterizzati, ad esempio lo Shinigami Ryuk, ossia il vero possessore del Death Note, che si palesa a Light fin dal primo episodio.

Anche nella seconda parte dell’opera, che secondo molti è la più caotica e peggio riuscita, il livello di scrittura e di trama rimane alto, con un finale a sorpresa mozzafiato che potrebbe lasciare con l’amaro in bocca il lettore, soprattutto per la presenza di un personaggio inserito proprio all’inizio della seconda parte del manga.

Per quale ragione, però, Death Note è così apprezzato da tutti?
L’incipit, pur essendo efficace e accattivante, è il classico inizio “cinematografico” del ragazzo annoiato che subisce un cambiamento significativo.
Ma allora cosa può spingere il lettore a continuare a leggere l’opera?

Le risposte possono essere molte, ma principalmente Death Note viene letto per i numerosi spunti di riflessione che può creare, ad esempio: chi tra Elle e Light abbia ragione. È giusto uccidere coloro che hanno commesso errori in passato ma non sono stati puniti “adeguatamente” per mancanza di prove o per qualche stratagemma?
Oppure è giusto lasciare che la legge faccia il suo corso, e che, nel bene o nel male, un criminale venga punito seguendo appunto quella certa legge?

Qualsiasi risposta si voglia dare a queste domande, nessuna sarà giusta o sbagliata, dal momento che ognuno di noi potrebbe prendere una determinata scelta in base al nostro modo di vedere il mondo. È proprio questo il dilemma che Oba è riuscito a creare: cosa si può dire di Light, che sia un giustiziere o che sia un assassino?

Questi argomenti sono stati ripresi da numerosi filosofi e studiosi, i quali sono giunti alla medesima conclusione: in Death Note non esistono né il bene né il male, dal momento che chiunque possa dare una risposta diversa in base a esperienze passate, carattere e mentalità.

Dal manga è stato creato un adattamento anime chiamato anch’esso “Death Note” (assolutamente da vedere) e un adattamento di Netflix, bombardato di critiche per lo scarsissimo legame che ha con la trama principale del manga (vivamente sconsigliato).

Voto manga: 9,5
Voto anime: 9

Daniel Dellavalle

Anche l’istituto A. Monti si fa sentire!

La 3° UC pronta a sostenere le donne vittime di violenza

Un progetto, uno scopo, una collaborazione. Ci siamo uniti per contrastare questo problema. Aiutateci a diffondere questo progetto. L’unione fa la forza.

Noi siamo la 3°C del liceo Scienze Umane. Insieme vogliamo combattere la violenza contro le donne. È molto significativo questo argomento per tutti noi, e proprio per questo stiamo partecipando al Progetto SOS Donna, nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro; nel nostro piccolo vogliamo contrastare chi maltratta le donne e i loro figli e, soprattutto, vogliamo dare la forza a quelle donne di potersi salvare. Voi siete con noi?
Venerdì 25 gennaio, nell’Aula Magna del Monti è stato presentato il Progetto SOS Donna mediante una comunicazione alla stampa.
La conferenza è stata introdotta dal saluto del Dirigente Scolastico Giorgio Marino, alla presenza dei diciassette ragazzi della 3°UC, i veri soggetti promotori e collaboratori del progetto.
Erano presenti autorità civili e militari. Sono intervenuti anche Angela Motta, Vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, Gianluca Forno, Vicepresidente Anci Piemonte, Laura Nosenzo, giornalista e scrittrice.
Il nostro progetto prevede la realizzazione di un portale web, WWW.SOS-DONNA.IT, che sarà attivo dall’8 marzo 2019 per fornire informazioni alle donne maltrattate sulla possibilità di un aiuto immediato e per indicare i servizi attivi per prendersi cura di loro e farle sentire meno sole.
Gli studenti della 3°UC per rendersi ancora più utili e anche per capire meglio le procedure nel caso in cui una donna maltrattata si presentasse nelle strutture, visiterà vari servizi e si confronterà con gli operatori. L’esperienza dei ragazzi verrà sintetizzata in osservazioni e commenti condivisi con chi si collegherà al portale. Infine, gestiranno uno spazio nel portale dedicato a fiabe.
Gli allievi visiteranno l’Ospedale Cardinal Massaia, il consultorio e il Centro antiviolenza “L’Orecchio di Venere”. Incontreranno figure professionali come psicologi, psichiatri, assistenti sociali e Polizia di Stato tra cui la Questura di Asti e i Carabinieri.
La classe si è detta, quindi, molto fiera di poter far parte di questo progetto e darà tutto il contributo possibile per aiutare la maggior parte delle donne e dei bambini.
Gli studenti invitano tutti a partecipare all’iniziativa perché più si è presenti e attivi, più si ha la possibilità di combattere queste violenze e di dare il maggior contributo possibile.

Francesca Bonavolontà

Curiosando tra i fossili

Curiosi di sapere di più sulla storia della pianura padana? Il museo paleontologico di Asti fa al caso vostro.

Avete mai pensato di vedere dal vivo un animale preistorico ad Asti? Volete scoprire qualcosa di più sugli animali che vivevano nei nostri territori?

Se siete degli studenti dai 14 anni in su, che vivono nell’astigiano, che frequentano le superiori e che studiano storia, questo è l’articolo che fa per voi! 

Il Museo paleontologico di Asti è il posto giusto dove soddisfare le vostre curiositàvi dàinfatti la possibilità di vedere i fossili di alcuni animali vissuti nel Piemonte preistorico.

All’interno del Museo potrete trovare varie tipologie di fossili marini, tra cui i resti di balene, delfini e molluschi.

La prima cosa che si nota appena si entra nel Museo è una grandissima riproduzione della bocca di un megalodonte di 18 metri di lunghezza e con 4 file di denti! 

Nella stanza seguente si trova anche una serie di teche in legno che illustrano il processo di fossilizzazione con relativi esempi come:conchiglie, bivalvi (cozze e vongole), gasteropodi (molluschi) e alcuni denti di squalo. In una delle teche viene illustrato il periodo in cui, nell’odierna Pianura Padana, si trovava il mare (Pliocene) e quando ha iniziato il suo ritiro (Cenozoico).

Il pezzo forte del Museo è la balena Tersilla.

Nel 1993 furono trovati alcuni resti resti di balena in un campo nelle Langhe, appartenente ad una contadina di nome Tersilla, da cui prese il nome il fossile. Dopo gli scavi iniziati nel 1995 e durati alcuni mesi, vennero fatte delle analisi sui resti e si scoprì che la balena Tersilla ha un’età compresa tra i 5.5 e i 3 milioni di anni. Questo piccolo aneddoto ci aiuta a capire meglio l’attività degli studiosi che si occupano dei resti preistorici.

“Il lavoro dei paleontologi è molto bello, ogni volta che si scoprono dei fossili si prova una sensazione indescrivibile, in due parole felicità e gioia” ha dichiarato il paleontologo che ha seguito gli scavi della balena Tersilla.

Sono stati scoperti anche dei resti anche di alcuni delfini dove scorre il Tanaro e l’unica balena italiana integra ad Agliano nel 1959,lunga 8 metri.

Insomma, all’interno del Museo paleontologico potete farvi un’idea di come si presentavano la Pianura Padana e l’Italia milioni di anni fa anche grazie a immagini e un acquario stupendo che mette in evidenza tutti i pesci e le piante marine che vivevano nel nostro mare.

Articolo di Meli

Il confine fra adorazione e fanatismo

Quando la passione per la musica, in particolare per un gruppo o un cantante, degenera ed incontra la violenza.


Tutti noi abbiamo un idolo o una persona di riferimento che ci ispira, ci influenza e che prendiamo come modello.

Durante la cogestione abbiamo rivolto ai partecipanti la domanda: “Noi ragazzi del Monti saremmo disposti a difendere un nostro idolo arrivando a bullizzare e ferire un nostro compagno?”. Da ciò è nato un sondaggio rigurdante i generi musicali più ascoltati all’interno del nostro Istituto.

A troneggiare sono i generi più conosciuti: pop, rock e rap, ma una buona maggioranza di ragazzi ascolta anche la trap.

Gli artisti più idolatrati tendono ad essere i più conosciuti come: Rihanna, Ed Sheeran e Ariana Grande, per coloro che preferiscono il pop; Eminem, Macklamore e , tornando in Italia, anche Ultimo, per chi preferisce il rap; tra i rocker della nostra scuola spiccano i Queen; per quanto riguarda i fan della trap sono usciti diversi nomi conosciuti come: Sfera Ebbasta, Vegas Jones e Achille Lauro, ma anche nomi meno famosi come NYT.


Le nostre ricerche hanno portato ad una risposta negativa alla nostra domanda: nessuno dei nostri compagni di scuola idolatra a tal punto una persona da arrivare ad atti di di bullismo verso altri.

Non tutto il mondo è paese, si sono verificati diversi casi di ragazzini morti suicidi a causa delle offese, nate da diatribe musicali, ricevute dai loro coetanei.

In Brasile, per esempio, una ragazza delle superiori, fan dei BTS (una nota band sudcoreana) è stata aggredita verbalmente e fisicamente da una sua compagna, fan degli EXO (un’altra band sudcorena). Durante lo scontro, alla vittima sono stati sottratti lo zaino e le felpe raffiguranti il logo della band. L’attacco è proseguito anche sui social network, dove venivano pubblicate le foto della ragazza con insulti scritti nelle didascalie. Questo clima di odio ha portato la fan dei BTS a togliersi la vita.


Questo è solo uno dei tanti casi, questo fenomeno, però, non si limita alla sfera musicale, succede oramai su ogni idea non corrispondente a quella dell’altro.

Forse noi ragazzi, futuri adulti, dovremmo imparare rispettare le idee degli altri se vogliamo che le nostre idee vengano a loro volta rispettate.

Articolo di Frenchy Vassarotti