Il professore va al congresso

Vecchio libro comprato in una vecchia bancarella solamente per il commento di Umberto Eco, il quale lo definisce una sorta di Orlando innamorato in versione definitiva, una commedia satirica in grado di mutare il modo stesso in cui percepiamo la realtà, davanti ad una prefazione del genere (e un modico costo) capirete bene che non comprarlo sarebbe equivalso ad essere fulminato dal Sommo lassù.
All’inizio, sinceramente, ho pensato più volte che essere fulminato sarebbe stato meglio, poiché il libro sembra essere una sorta di romanzo rosa mal venuto. Quasi come uno di quei romanzi a luci rosse la cui trama migliora solo premendo il tasto del muto, ma se si ha la resistenza e la persistenza di andare avanti, ci si accorge che la narrazione decolla, letteralmente, in quanto il lettore si trova catapultato da una parte all’altra del globo seguendo le avventure del professore McGarregle, un novello Orlando dei giorni nostri. La figura di McGarregle, e quindi quella di Orlando, viene disegnata in una maniera alternativa, il classico eroe muscoloso viene rivisto come un semplice uomo, gracile e mingherlino. Il parallelismo con Ariosto apparirà evidente quando il professore irlandese si innamorerà di Angelica, che si rivelerà ben più disinvolta e di mondo rispetto a lui.
Il romanzo risulta piacevole nella sua incompiutezza, casualità e caotica confusione. Si rivelerà in grado di far rimanere il lettore incollato fino all’ultima pagina, fino all’ultima riga, fino all’ultimo viaggio.

La bravura di Lodge consiste nel farci capire, tramite questo racconto, che viaggiatori si nasce e che tutti viaggiamo. C’è chi viaggia per fuggire dalla moglie, chi per cercare un’esperienza extraconiugale e chi per trovare se stesso. Quello che davvero conta all’interno del viaggio, di qualunque tipo esso sia, non è la meta, la quale sarà sempre inferiore rispetto alle nostre aspettative, ma il paesaggio. Grazie a ciò che vediamo, conosciamo e amiamo, il nostro viaggio può avere davvero senso.

L’errante

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