Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità!

Qualcosa che forse esiste o forse no.
Una metafora letteraria, un sinonimo di pozzo senza fondo è diventata ormai una certezza, e come ha affermato Shep Doleman, siamo riusciti a vedere l’invisibile.

È stata scattata la prima foto che dimostra l’esistenza di buchi neri, che prima erano solo un’idea, un’ipotesi formulata da Albert Einstein nell’ormai lontano 1919.

È qualcosa che la mente umana non può percepire, l’infinito, l’ignoto, una forza capace di catturare corpi celesti e luce e di non liberarli più.

Come affermato dagli scienziati, i buchi neri, sono in continuo movimento ed è stato dunque difficile intrappolarene uno in una foto, ma ora che la studentessa Katie Bouman ha risolto l’algoritmo per localizzarli, si dice che ci siano più possibilità di
trovarne altri.

È dal 2016 che Katie lavora per questo progetto, e come ha raccontato in un’intervista, non è stata un’impresa semplice, poiché non poteva parlarne con nessuno, nemmeno con la sua famiglia.

Nonostante ciò, è stata supportata dal suo team di scienziati che l’hanno aiutata in questa impresa.

Gloria Falletta

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