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Archivio mensileSettembre 2019

“Hola, buen camino!”

3 settembre 2019

Asti, stazione.
Sono le 4.30 quando un gruppo di 21 ragazzi del Monti, provenienti da tutti gli indirizzi, e con un età che varia dai 16 ai 18 anni, accompagnati dal professor Sommovigo, dal professor Mossino, dalla professoressa Dottino e dalla collaboratrice esterna Cettina Galluccio, parte alla volta dell’aeroporto di Milano Malpensa.
Destinazione: Spagna, Santiago de Compostela, capoluogo della Galicia, meta di pellegrinaggio di sportivi, appassionati di camminate o anche di semplici turisti.
Ma questo non è un viaggio di piacere, e tantomeno una vacanza. Si tratta di una gita sportiva per vivere gli ultimi 90 chilometri di quello che è uno dei pellegrinaggi più conosciuti e più duri al mondo.

L’aereo atterra all’aeroporto di Santiago alle 11.30, e il gruppo appena sceso a terra sale su un pullman diretto verso il centro, giungendo in quella che è la piazza principale della città, sormontata dalla grandissima e stupenda cattedrale.
Ѐ da quel punto che il loro cammino ha inizio.

1^ Tappa (3 settembre):
Santiago de Compostela – Negreira (18 Km)

Il primo giorno, è da tutti ricordato come il più duro: con una temperatura media di 32°C, e ancora convalescenti dalle pochissime ore di sonno, il gruppo deve far fronte alla mancanza di acqua e ai rallentamenti di chi, giustamente, non ha ancora preso il giusto ritmo di camminata.

Sfortuna vuole che la prima fontana funzionante si trovi a dodici chilometri da Santiago, facendo assetare molto chi non ha con sé più di due borracce… ma appena raggiunta la fontana, niente e nessuno può più fermare il gruppo di pellegrini, che in quattro e quattr’otto, e senza troppi problemi, riesce a raggiungere nei termini previsti l’ostello di Negreira nel quale passeranno la notte.

Fin dal primo giorno iniziano a comparire le prime vere complicazioni del viaggio: bolle sui piedi, scarpe scomode e dolori articolari, ma il secondo giorno di camminata riserverà al gruppo di pellegrini un giudizio più leggero.

2^ Tappa (4 settembre):
Negreira – Olveiroa (35 Km)

Se il primo giorno è da tutti ricordato come il più duro e faticoso, il secondo è stato quello più mite e piacevole, a partire dai paesaggi mozzafiato che solo la Galicia può offrire.

La natura questa volta è stata più generosa: la temperatura è più bassa, e i sentieri sono ben ventilati.
Il gruppo procede infatti a una velocità ben maggiore rispetto a quella della giornata precedente, complice anche una lunga e piacevole nottata tranquilla nell’ottimo ostello di Negreira.

Ѐ in questa tappa che i pellegrini, meno affaticati e più motivati del giorno precedente, fanno quello che era il principale obbiettivo di questo viaggio sportivo, e iniziano a conoscersi: approfondiscono il rapporto con i loro compagni di viaggio, si aiutano e incoraggiano a vicenda, e fanno scivolare via la reciproca fatica con barzellette, canzoni e battute, e ovviamente gli immancabili “Hola, buen camino!” verso i pellegrini che provengono dal senso opposto, già di ritorno verso Santiago.

Da questo momento il viaggio ottiene il significato più simbolico della sua parola: ai pellegrini non interessa più arrivare, ma solo poter continuare a camminare insieme alle persone che stanno conoscendo proprio in quel momento.

La fatica e il dolore, però, iniziano purtroppo a comparire negli ultimi otto chilometri, costringendo chi proprio non ce la fa, a dichiararsi “sconfitto” per questa tappa, e a raggiungere Olveiroa in taxi.

All’ostello, il gruppo di pellegrini, avendo ottenuto un rapporto molto più confidenziale, passa una serata in compagnia mangiando specialità spagnole e rivivendo i bei momenti di quella giornata.

3^ Tappa (5 settembre):
Olveiroa – Finisterra (37 Km)

L’ultimo giorno di viaggio, la giornata in cui si raggiungerà il cosiddetto “chilometro zero”, Finisterra. Il punto più a ovest d’Europa.

Il gruppo parte in quarta, deciso a raggiungere il suo obbiettivo, e, a mezzogiorno, eccolo apparire dietro una collina. Il mare.
I pellegrini manifestano immediatamente allegria ed esaltazione per quella visione celestiale, e, ancora più motivati di prima, raggiungono finalmente Finisterra, non senza qualche acciacco e con la presenza, purtroppo, di qualche “sconfitto”.

4^ Tappa (6 settembre):
Finisterra – Capo Finisterra (4 Km)

L’ultima camminata per raggiungere il punto zero; là dove i pellegrini bruciano i vestiti e le scarpe con cui hanno attraversato la Spagna. Un gesto simbolico che rappresenta molto chiaramente l’ideologia di questo viaggio: la fatica del cammino, e, all’arrivo, l’esaltazione, l’allegria e la malinconia per la fine di questa bellissima esperienza.

Ѐ proprio così che si sentono i membri del gruppo di pellegrini: felici ed estasiati per aver raggiunto quello che era il loro obbiettivo, ma allo stesso tempo malinconici per l’avventura che è appena finita.

Al pomeriggio, il gruppo di pellegrini, dopo aver passato l’intera mattinata a Capo Finisterra, sale su un pullman per raggiungere nuovamente Santiago de Compostela. Il loro viaggio è ormai finito…

7 settembre:

Il cammino è finito, e i ragazzi devono, a malincuore, prepararsi a lasciare la Spagna, ma questo non prima di aver recuperato gli attestati e le credenziali del pellegrino alla cattedrale di Santiago.
Un’ultima visita del capoluogo gallego, e partenza per l’aeroporto, dove i giovani studenti prenderanno l’aereo che li riporterà a casa.

Tra malinconia ed allegria, il gruppo arriva alle 2.30 della mattina dell’8 settembre, orgoglioso di quella che è stata una delle più audaci gite proposte dalla nostra scuola, dato che, un progetto di questo calibro, raramente è stato proposto a livello scolastico.

Gran parte del merito per la riuscita di questo progetto va agli insegnanti e collaboratori, che si sono presi cura dei ragazzi fin dal primo giorno, instaurando con loro un rapporto molto più profondo di quello studente-insegnante.
Standing ovation anche per il professor Corso, ideatore e organizzatore dell’esperienza fin da gennaio, esperienza a cui, purtroppo, non ha potuto partecipare.

E infine complimenti a tutti i ragazzi, che, seppur con qualche difficoltà, sono riusciti a raggiungere Finisterra dimostrando coraggio, serietà ed impegno.

Ora, i vari professori stanno già pensando al futuro, e ad un’eventuale ulteriore campus sportivo all’estero, con l’intenzione di portare un gruppo di studenti in nuove direzioni, che permettano loro di scoprire nuovi posti, conoscersi e conoscere altre persone a cui dedicare un sonoro e divertente “Hola, buen camino!”.

 

Daniel Dellavalle

 

Salveresti una vita con una semplice azione?

Si può salvare una vita con un semplice gesto?

Questo è quello che abbiamo chiesto, al’ormai ex studente dell’Istituto Monti, Andrea Poletto che ci ha detto:

“Si, mentre una volta effettuare la donazione era molto doloroso, adesso è più facile, prelevano il midollo osseo tramite le braccia, come una donazione di sangue. Non ho avuto nessuna conseguenza, sono tornato a casa il giorno stesso guidando”

Con questo semplice gesto quasi indolore si può salvare una vita, Andrea ci ha dichiarato:

”Dopo la donazione è difficile rendersi conto del gesto, ed è così facile, poi man mano e incontrando delle persone trapiantate capisci l’importanza della donazione, sei l’unico che poteva salvare la vita a quella persona. Le sensazioni sono fantastiche e ogni volta che ne parlo mi viene la pelle d’oca.”

Donando il midollo non si può conoscere di persona il trapiantato, ma Andrea ci ha raccontato un particolare:

“Purtroppo la donazione è anonima ma so che è un bambino di 8 anni della Polonia, ora possiamo scriverci delle lettere in forma anonima”

Il nostro coraggioso ha avuto anche una grande fortuna: il supporto della famiglia e degli amici, infatti afferma:

“I miei genitori mi hanno sempre appoggiato e sono tutt’ora orgogliosi della mia azione”.

Andrea conclude con una frase che ha un grosso significato e una lezione che tutti dovremmo imparare:

“Con un gesto facile si può salvare una vita che solo voi potete salvare”.

Un ringraziamento ad Andrea che si è prestato a questa intervista.

 

Gloria Falletta.

Musica dell’anima

Noi tutti i giorni ascoltiamo musica.

Di solito i nostri gusti variano dal pop al rock fino ad arrivare alla trap music, ma nessuno si accorge mai del genere classico.

Molti ragazzi al giorno d’oggi considerano la musica classica una cosa noiosa, una cosa su cui non ci si deve perdere tempo e che non va neanche considerata.

Nessuno si sognerebbe mai di andare ad un concerto dove tanti musicisti stanno solo seduti ad agitare le braccia con delle strane bacchette in mano.
Quando ascolto generi come il rock o il rap mi metto subito a ballare e mi distraggo molto facilmente; invece se provo a fare cose impegnative, come i compiti, ascoltando musica classica sono subito più serena.
Prova a sdraiarti con le cuffie o gli auricolari e metti un brano di Beethoven o Mozart o, se proprio non ti piacciono gli artisti conosciuti, ascoltane uno di Britten o Cajkovskij. Se ti concentri bene capirai quanto meraviglioso e complesso sia un pezzo di questi artisti.

È tutto un intrecciarsi di piani, forti, suoni squillanti di violini e suoni bassi da farti tremare le ossa. La musica classica è una sorpresa dopo l’altra: nessuno si aspetta che dopo un momento tranquillo si passi ad uno talmente movimentato da fare venire il capogiro e immergerti ancora di più in esso.
Nelle scuole medie la musica viene sottovaluta e definita “materia secondaria”; gli stessi genitori non attribuiscono un valore a questa materia.
La musica classica è anche utilizzata in campo medico: sono ormai milioni i bambini che, approcciando alla musica, migliorano sia le loro capacità mentali sia quelle fisiche.
E nonostante la musica circondi tutto il nostro mondo la maggior parte dei ragazzi non vuole o non può averne a che fare.
I ragazzi della nostra età dovrebbero capire queste cose e i professori dovrebbero incentivarne le passioni o farle nascere, perché e tutto un mondo da scoprire.

 

Laura Pucciarelli

Ready Player One

Immagina se il petrolio finisse e il mondo crollasse dal punto di vista politico ed economico: non vorresti trovare una via di fuga o qualcosa con cui distrarti?
Questa è la base del romanzo “Ready Player One” di Ernest Cline.
Questo libro è ambientato nel 2045 dove la realtà è orribile e porta la popolazione a far parte di una società virtuale sulla piattaforma OASIS che finisce per sostituire quasi totalmente la realtà.
Il multimiliardario fondatore di OASIS ha infatti lanciato alla sua morte un concorso che ha catalizzato l’attenzione del mondo intero.
Geniale programmatore e geek ossessivo, Halliday ha nascosto all’interno di OASIS tre chiavi, che apriranno altrettante porte.
Chi troverà e supererà tutte queste prove, potrà avere l’Easter egg finale, il cui valore è inestimabile. Halliday infatti lascerà il suo impero finanziario al primo che completerà la sua serie di intricatissimi duelli.
Ma trovarlo non è semplice occorre conoscere a fondo la cultura pop dei lontani anni ’80.
La gara dura da molti anni ma non ci sono ne vincitori ne tanto meno avanzamenti nella ricerca.
C’ è la farà Wade, il protagonista, a trovare l’Easter egg o si arrendere come tutto il resto della popolazione?
Trama: 3.5/ 5
Stesura: 4.75/ 5
Sara Di Rocco