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Archivio mensileOttobre 2019

Creatività sta per…

Come sarebbe il mondo se tutte le persone fossero grigie e avessero una mente piatta?
Sarebbe un posto sempre monotono e triste, vero?
Ecco che entra in gioco la creatività.
La parola “creatività” deriva da “creare”, mentre il suffisso “-ività” significa “capacità” o “abilità”.
Quindi, creatività significa “capacità di creare”.
Spesso alcune persone non si considerano “creative”, magari perché non hanno mai provato ad esserlo, oppure per pura pigrizia, ignorando un loro talento nascosto che, con la creatività, avrebbero potuto far sbocciare e sviluppare.
Provare non costa nulla, anche se significa solo fare un piccolo disegno, qualcuno potrebbe trovarlo divertente o interessante. Questo è un primo passo per trovare una “propria” creatività.
Magari tutti potremmo essere scrittori bestseller, ma non lo sappiamo, perché non abbiamo mai provato ad essere creativi nell’inventare storie e personaggi.
Secondo me, tutti potremmo essere delle persone degne di nota un giorno, e la creatività è uno dei mezzi più importanti per raggiungerli.
Potremmo essere degli inventori a nostro modo.
La scuola è il mezzo più importante di uno studente per scoprire la propria creatività. Tutte le scuole dovrebbero aiutare gli alunni a scoprire la loro creatività nascosta, indirizzandoli e incoraggiandoli a seguirla.
Un buon metodo per sviluppare la creatività è fare “brainstorming”, ovvero pensare ad un concetto e trovare tutte le idee legate ad esso, poi si scrivono su un foglio e si spiega qual è il loro collegamento. Alla fine si ha sempre un’idea di base solida da cui partire.
In sostanza, nessuno non è creativo, bisogna solo trovare la voglia di scoprire questo lato di noi, che spesso è quello più strambo, folle e imprevedibile.
Perché nessuno vorrebbe quel mondo grigio e piatto, vero?

Annalisa Franco

Ciò che rimane di Edith Finch

“Non sono sicura di come dirti tutto questo…
se vivessimo per sempre, forse avremmo il tempo di capire le cose.
Ma così com’è, credo che la cosa migliore che possiamo fare è cercare di aprire i nostri occhi…
…e cercare di apprezzare come sia strano e breve tutto questo”.
-Edith Finch

Ho deciso di inaugurare questa rubrica con uno dei videogiochi che più mi ha toccato e che preferisco in assoluto.

Sto parlando di “What Remains of Edith Finch” (“Ciò che Rimane di Edith Finch”), gioco della Giant Sparrow, uscito nel 2017, che ha ricevuto recensioni incredibilmente positive su Steam.

Trama
Seguiamo la storia di Edith Finch, ragazza diciassettenne, che sta facendo ritorno al luogo in cui ha vissuto i primi 11 anni della sua vita. Edith Finch non è una ragazza qualunque: lei è l’ultima discendente sopravvissuta della famiglia dei Finch.

Sua madre è morta da poco e le ha lasciato nel testamento una chiave che le permetterà di accedere a quella casa a cui non faceva ritorno da tanto tempo.

Questa casa si presenta pericolante e sviluppata verso l’alto e gli interni sembrano essere rimasti fermi nel tempo: le camere sono come erano state lasciate dai membri della famiglia prima che essi morissero, morte che è infatti uno dei temi centrali del videogioco.

La famiglia dei Finch sembra essere perseguitata da una maledizione.

Casa Flinch.

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La storia ci viene narrata da Edith stessa, che ci accompagna in questo viaggio all’interno di casa Finch dove ci vengono raccontati gli ultimi istanti di vita di ognuno dei membri della famiglia.

Per quanto sembri macabra come cosa, il gioco non è horror e tutto viene raccontato in una maniera narrativa elegante, attraverso l’uso di metafore (specialmente per quanto riguarda le morti dei membri più giovani della famiglia).

Poco a poco, quindi, scopriamo di più riguardo la storia di questa bizzarra famiglia, storia che risale addirittura al XIX secolo.

La grafica di questo videogioco non è iperrealistica e credo che in realtà sia meglio così. Essa dà quel senso di trovarsi in un luogo fermo nel tempo, con un’atmosfera quasi sognante.

La luce, inoltre, è stata usata alla perfezione, tanto che è possibile notare la polvere presente nell’aria vicino a sorgenti di luce.

Le varie stanze della casa sono costruite in maniera sublime, piene di dettagli che raccontano di più riguardo ai personaggi.

La camera da letto dei fratelli gemelli Calvin e Sam Finch.

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L’esperienza video-ludica dura circa 2 ore, ma se vogliamo esplorare per bene ogni minimo dettaglio della casa, può durarne anche 3. Inoltre, siccome gli aneddoti delle morti dei membri della famiglia sono raccontati in gran parte attraverso l’uso di metafore, vi ritroverete più volte a mettere in pausa il gioco e a pensare a cosa potrebbe significare ciò a cui avete assistito.

Questo a mio parere, è un videogioco che va davvero vissuto da tutte le persone che sono appassionate di videogiochi e anche da chi non lo è.

Ti fa riflettere sul significato della vita e della morte e una volta concluso vi ritroverete a pensarci molto.

Ci sarebbe inoltre da fare un discorso lunghissimo sulla mentalità dei personaggi di What Remains of Edith Finch e a tal proposito vi consiglierei di guardare, dopo aver finito di giocare, il video di Youtube “The Villain of Edith Finch”, che approfondisce nel dettaglio molti aspetti dei personaggi citati.
Se amate i giochi narrativi con storie scritte benissimo, What Remains of Edith Finch vi piacerà sicuramente e se siete, invece, amanti degli shooters, dovreste comunque cercare di dargli una possibilità, perché fidatevi che non ve ne pentirete.

Voto: 9/10

 

Benedetto Obliero

La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai cosa ti capita.

Immaginate di essere alla fermata di un bus, ad aspettare in silenzio il mezzo che quotidianamente prendete. A un certo punto sentite la figura di un uomo che vi si siede vicino e con molta calma inizia a raccontare la storia della sua incredibile vita.
Questa è la scena iniziale del famoso film “Forrest Gump”.
Il protagonista è un uomo di circa 30 anni che fin da bambino capise di essere speciale, non solo perché ha dei tutori alle gambe o perché ha un quoziente intellettivo più basso rispetto alla massa, lui sapeva che nella sua vita avrebbe fatto grandi cose che lo avrebbero portato ad essere molto più forte di quanto non lo fosse già in quel momento.

Rivive la sua infanzia, la sua unica amica è Jenny, una bambina della sua stessa età che fin da subito capisce che era destinato a grandi cose. Esattamente come sua madre che fin da piccolo gli ripeteva una frase che a primo impatto può sembrare infantile o inutile ma, che nella vita del protagonista, ha segnato moltissimo: “La vita è come una scatola di cioccolatini non si sa mai cosa ti capita”.
Lui affronta molte dure avventure: dopo essere entrato nella squadra di football americano, grazie alla sua straordinaria velocità, entra nell’esercito e dopo la guerra e la sua vittoria gli venne data anche la medaglia all’onore. Ed è proprio grazie alla sua esperienza in guerra, dove purtroppo perse un suo grande amico, Bubba, riesce a trovare un’altra sua grande passione: il ping pong.

E dopo tutte le cose che aveva affrontato nella sua vita si sente vuoto così iniziò semplicemente a correre, come non aveva mai fatto: correre per giorni, mesi e addirittura anni.
Il film si conclude con la fine del racconto sulla sua storia e con l’incontro con sua moglie Jenny e suo figlio.
Questo film ci insegna che la nostra semplicità, il nostro coraggio e la nostra passione possono influenzare e cambiare in meglio non solo il nostro destino ma anche quello dell’intera umanità.

Laura Pucciarelli

Hallo Würzburg

Gli stage all’estero che la nostra scuola offre sono molti e vari.

Alcuni di questi viaggi ti permettono non solo di viaggiare in tutt’Europa, ma anche di poter migliorare una lingua straniera, di conoscere nuove persone, di esplorare posti nuovi e di poter fare esperienze utili per sempre.

Abbiamo pensato di prendere in considerazione tra i vari, lo stage, appena concluso, a Würzburg (nell’alta Baviera in Germania), riservato alle classi del Liceo Linguistico, che si svolge ogni anno.

Il viaggio, dalla durata di sei giorni, dal costo di circa seicento euro, prevede un soggiorno in una famiglia tedesca che fornisce vitto e alloggio. Prevede anche una visita guidata a Norimberga o a Bamberg.

In base alle classi si svolge un diverso programma: per gli alunni di seconda sono previste al mattino lezioni in tedesco, di cui una di tedesco; al pomeriggio si svolgono, invece, visite guidate, escursioni e giochi.

Per gli alunni di quarta è previsto un percorso formativo che apre uno sguardo sul mondo del lavoro e include lezioni teoriche, incontri con esperti, visite aziendali e ricerche sul campo, laboratori e workshop, valide come venticinque ore di alternanza scuola lavoro.

Ma quale può essere la vera esperienza di questi sei giorni di stage? Ci siamo fatti raccontare da Heidi Berxulli, alunna del linguistico, che ha partecipato al viaggio, la sua esperienza di questo stage in Germania:

 

Heidi, ti andrebbe di descriverci Würzburg?

A mio parere,Würzburg era una bella città piena di bei posti e di negozi, tutti i luoghi che abbiamo visitato erano affascinanti e molto diversi rispetto ad Asti.

 

Dal punto di vista linguistico, questo viaggio è stato utile?

Si, è stato molto utile dal punto di vista linguistico. Il primo giorno capivamo poco quello che ci veniva detto, però dopo due/tre giorni riuscivamo a capire qualcosa in più, perché dopo un po’ ti abitui ai suoni e riconosci alcune parole.

 

Avete dovuto soggiornare presso una famiglia estranea, com’è stata la tua esperienza?

Meravigliosa, la nostra famiglia è probabilmente il ricordo più bello che mi rimane. Erano due persone anziane che ci hanno accolto calorosamente. La sera a cena parlavamo parecchio di come avevamo passato la giornata oppure della nostra famiglia e di noi. Abbiamo anche giocato diversi giochi da tavolo con loro, alcuni tedeschi, altri più comuni (ad esempio Uno). Mi sono trovata davvero bene in quella casa.

 

Dopo la tua esperienza, consiglieresti questo viaggio ai tuo compagni del Linguistico?

Sicuramente consiglio questo stage a tutti, è stata una delle esperienze più belle che io abbia fatto, mi rimangono tanti bei ricordi, luoghi bellissimi e tante nuove amicizie fatte.

 

Gli stage all’estero sostenuti dalla nostra scuola, quindi, sono non soltanto utili da un punto di vista formativo ma anche adeguato per un accrescimento personale.

 

Ringraziamo Heidi per la disponibilità verso la redazione.

 

Francesca Vassarotti