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Buone vacanze!

Cari lettori,

siamo giunti alla fine di un nuovo anno scolastico. Il primo per molti e l’ultimo per alcuni.

E’ difficile dover parlare di un anno così strano per tutti, sia da un punto di vista scolastico che umano.

Le cose non saranno più come erano una volta, lo sappiamo bene; il processo per una nuova normalità è lungo.

La scuola è cambiata tanto in questi mesi: se prima eravamo abituati alla nostra classe, quest’ultima è ora la nostra camera da letto. La nostra classe fisica non esiste più e l’abbiamo affidata ad internet.

Le promesse e i piani che ci eravamo fatti, anche per noi del giornalino, sono sfumati sotto i nostri occhi senza che  noi potessimo afferrarli, ma questo non ci impedirà di crearne di nuovi.

Come primo vero anno da redattrice avevo tante idee per Linkappucciato  che spero di poter mettere in atto, anche solo metà di queste, l’anno prossimo.

Quest’anno, dopo tanto tempo, Linkappucciato ha fatto la sua prima uscita cartacea, alla quale abbiamo lavorato molto e essa ha riscontrato il suo successo. Questo ci ha dato una nuova carica e delle nuove motivazioni per continuare.

Ritengo corretto informarvi che ad Aprile sarebbe dovuto uscire il numero 2, ma abbiamo dovuto posticiparne l’uscita ancor prima di iniziare a lavorarci.

Sappiamo di essere stati poco presenti in questi mesi, la didattica a distanza ci ha prosciugato tutto il tempo che avevamo, e ricoprire il ruolo di studenti e giornalisti è stato molto, molto difficile.

È infatti ai miei “colleghi” che dedico queste parole: tutte le nostre idee non sarebbero attuabili se non avessi una formidabile redazione e una strepitosa professoressa che ci affianca sempre. Mi permetto di ringraziarli personalmente.

Data la situazione ancora precaria, mi posso solo permettere di augurare a tutti una buona estate e vi auguro di poter arrivare a settembre col sorriso sulle labbra pronti per iniziare un nuovo viaggio.

Buona estate a tutti.

Francesca Vassarotti

Animal Crossing: new Horizons

Stressati per la scuola online? Vorreste uscire ma non potete uscire quanto vorreste causa Corona Virus? Volete giocare a qualcosa di non troppo impegnativo ma che vi permetta comunque di passare le giornate? Il videogioco Animal Crossing: New Horizons per Nintendo Switch fa allora per voi.
Animal Crossing: New Horizons è uscito il 20 marzo 2020 e in solo un mese e mezzo ha già venduto oltre 13 milioni di copie. Il videogioco ha fatto il boom sui Social Network e ha fatto avvicinare milioni di persone per la prima volta alla saga di Animal Crossing.

La premessa del videogioco.
I videogiochi della saga di Animal Crossing sono caratterizzati dal fatto che non è mai presente una vera e propria “fine” del gioco, e nemmeno una vera e propria trama.
La premessa “narrativa” è la seguente: il giocatore si trasferisce su questa isola deserta grazie al pacchetto “isola deserta” della Nook Inc.. Qui egli conoscerà ben presto i primi abitanti dell’isola, con cui potrà interagire, Tom Nook, il procione a capo della Nook Inc. che lo introdurrà alla meccanica delle Miglia Nook e lo accompagnerà nelle prime ore di gioco, assieme ai fratelli procioni Marco e Mirco, a cui il giocatore potrà vendere oggetti in cambio di stelline, la seconda valuta del gioco oltre alle Miglia Nook, in attesa di pagare Tom Nook per l’acquisto del pacchetto isola deserta.

Gameplay.
Il giocatore dopo la parte introduttiva avrà pieno libero arbitrio su cosa fare della sua isola. Altro elemento nuovo nella saga è la possibilità di “craftare” (ovvero creare) oggetti sfruttando il banco da lavoro nel tendone di Tom Nook. Il resto delle giornate passano in maniera tranquilla: il giocatore può craftare utensili per la cattura di insetti e pesci, da poi rivendere ai fratelli Marco e Mirco o da donare al museo, nonché trovare fossili in giro per l’isola. E’ possibile parlare con gli abitanti, che col passare del tempo aumentano trasferendosi nell’isola. Ma il vero “obbiettivo” è quello di creare, attraverso il crafting di oggetti che possono essere posizionati anche all’esterno attraverso una personalizzazione degli esterni e degli interni ( nel caso della propria casa) maggiore e migliore a quella di ogni altro Animal Crossing. Il numero di oggetti collezionabili è praticamente infinito e i numerosi modelli scaricabili da internet (i modelli sono disegni fatti tramite il videogioco che si possono posizionare ovunque nell’isola) permettono di aggiungere ulteriormente la propria personalità al tutto. L’avatar del giocatore è anch’esso personalizzabile con una grandissima serie di capigliature e vestiti.
Ogni giorno è possibile giocare quanto si vuole, tuttavia se si gioca più assiduamente sarà possibile fare progressi in minor tempo e ottenere più Miglia Nook e stelline. Con il tempo si andranno inoltre ad aggiungere personaggi e negozi, senza tralasciare la presenza di eventi speciali che avvengono in occasione di festività come la Pasqua o il Natale e che danno una svolta alla giornata tipo del videogioco. Infine, nel videogioco è presente anche il multiplayer online che permette, attraverso l’aereo della Dodo Airlines, di visitare le isole dei propri amici o avere ospiti nella propria per giocare tutti assieme.
Esempio di multiplayer in Animal Crossing: New Horizons: come si può notare, è possibile visitare un’isola in 8.

Perchè giocare Animal Crossing: New Horizons?
Quando si parla di questa saga, bisogna fare una premessa: Animal Crossing è un simulatore di vita dove l’orario della vita reale corrisponde con l’orario del videogioco. Il videogioco è lento, ogni cosa si ottiene dopo svariate ore di pesca o di cattura di insetti, di conseguenza se amate i videogiochi pieni di azione, questo probabilmente non farà per voi. Animal Crossing è un videogioco che permette di realizzare il proprio desiderio di evasione dalla realtà e vivere per qualche ora in un mondo calmo e sereno, dove le uniche preoccupazioni sono trovare i soldi per ingrandire la propria casa o pescare un pesce raro. Ed è appunto per questo motivo che ve lo consiglio in un periodo così stressante come quello che stiamo vivendo negli ultimi mesi. Animal Crossing: New Horizons permette di calmarsi e di vivere una realtà di sola felicità per qualche ora, per poi tornare alla vita reale, motivo per cui consiglierei l’acquisto di una Nintendo Switch anche solo per giocare a questo capitolo della saga, che di sicuro non è un capolavoro videoludico, ma dà al giocatore tutto ciò che egli potrebbe cercare in un simulatore di vita, se non di più.

Voto: 9

Benedetta Obliero

Elezioni 2020

Le elezioni sono alle porte e quest’anno vi proponiamo un’intervista a coloro che si sono candidati per essere rappresentati d’istituto del liceo Augusto Monti.
Vari problemi e disguidi hanno portato ad una posticipazione del giorno dell’elezioni, ma nonostante ciò siamo fieri di presentarvi le tre liste dell’anno 2020.
Lista 1:
Perché avete deciso di candidarvi?
Anastasia Carpignano: “Per due anni ho rappresentato la mia classe, quest’anno ho voluto espandere i miei orizzonti e rappresentare invece la scuola, per poter dare voce agli alunni e farli diventare i protagonisti della scuola!
Nutro una grande passione per il nostro istituto, voglio sviluppare una visione analitica e migliorare tutto ciò che è possibile!
Purtroppo sotto alcuni punti di vista la collettività del monti si è allontanato troppo da tutti noi, è arrivato il momento di riapprpriarcene e di portarla a livelli superiori.”
Letizia Lodin: “Io mi sono proposta perché mi è stato chiesto prima di aggiungermi alla lista. Dopo un primo momento dove non trovavo un grande interesse, mi sono ritrovata a desiderare di poter fare un’esperienza che può aiutare la scuola ed esseremi utile per la mia esperienza di vita, dato che io sono una persona che prende molto seriamente l’organizzazione.”
Elisabetta Dezzani: “Ho deciso di candidarmi perché in questi anni ho potuto notare che molto spesso mancavano la comunicazione e la collaborazione all’interno dell’istituto. Il mio intento è di far si che ciò non capiti più e che ognuno degli studenti si senta parte fondamentale della scuola. Se venissi eletta,vorrei essere non solo un portavoce per le persone che frequentano il monti, ma anche un punto di riferimento per loro in caso di qualsiasi necessità.”
Heidi Berxulli: “Io mi sono candidata perché vorrei comprendere cosa significa prendere a carico gli interessi comuni di un gruppo di persone così ampio. Tante volte mi è sembrato di non far parte delle decisioni che venivano prese al Monti e non voglio che ciò vada avanti, ecco perché su tutti i punti accettiamo idee e consigli dagli studenti, perché ognuna di noi vorrebbe che tutti si sentissero importanti all’interno della scuola e che tutti capissero di far parte di un gruppo scolastico unito.”
•Cosa ne pensate dei vostri avversari?
“Pensiamo che alcune delle idee delle altre liste siano valide, e che debbano essere portate avanti a prescindere da chi sarà eletto.
Punto principale della vostra lista?
“La comunicazione è la parola chiave della nostra lista, il nostro obbiettivo è quello di creare maggiore collettività e migliorare non solo il rapporto tra allievo e rappresentante ma anche favorire le iniziative che nascono all’interno della scuola. Inoltre il nostro progetto principale è quello del teatro autogestito, che permetterà a tutti gli studenti di scoprire una grande forza interiore, abbattendo così le alte mura della timidezza.”
Perché le persone dovrebbero votarvi?
“Noi pensiamo che gli studenti debbano votarci perché il nostro intento è quello di valorizzare le loro idee e le loro priorità. Vogliamo anche rispettare il volere degli studenti, prenderemo in considerazione ogni singolo consiglio ed idea.”
Lista 2:
Perché avete deciso di candidarvi?
“Inizialmente non eravamo sicuri di candidarci, ma sotto la spinta dei vecchi rappresentanti ci siamo incontrati e, avendone parlato meglio, ci siamo convinti e rassicurati l’un l’altro. Abbiamo capito quanto davvero teniamo alla nostra scuola e quanto ci piacerebbe rappresentarla mettendo in atto le nostre idee per migliorarla.”
Cosa ne pensate dei vostri avversari?
“Le proposte dei nostri avversari ci piacciono molto, inoltre pensiamo che siano persone qualificate e se mai ci dovessimo trovare a lavorare con loro sappiamo che ne uscirebbe sicuramente qualcosa di bello.”
Descrivi i punti della lista.
“Essendo un’ “ambienta-lista”, i nostri punti fondamentali sensibilizzano gli studenti sui problemi ambientali, molto discussi nell’ultimo anno, ma per i quali la nostra scuola ha eseguito pochi cambiamenti.
Questi punti sono:
-Gli erogatori, le borracce e i posacenere.
Degli erogatori e delle borracce abbiamo discusso molto con gli ex rappresentanti, infatti ne hanno già discusso con il preside che si è già messo all’opera contattando le varie ditte.
-Posacenere all’ingresso della succursale
-Aggiunta di specchi, non solo per vanità ma soprattutto perché in questi anni abbiamo capito la necessità di averne almeno uno (pensiamo agli incidenti che possono capitare quotidianamente magari sporcandosi o ancora di più se pensiamo alle problematiche che hanno gli studenti con le lenti a contatto).
-Gruppi studio, già proposti l’anno precedente, ma l’idea non è riuscita ad essere realizzata a causa di scarsa partecipazione, vorremo quindi riproporla.
-Gruppo di whatsapp con i rappresentanti di ogni classe
-Mercatino del monti, la compravendita di libri scolastici utilizzati all’interno della scuola, autogestito dagli studenti.
-Due giorni di cogestione, durante la quale integrare alcune attività con altre scuole.
-Aggiungerne qualche ballo scolastico durante l’anno, ovviamente più piccoli rispetto a quello di fine scuola.
-Borracce ed altri gadget
-Logo sui gadget, e decideremmo insieme agli studenti se mantenere quello dell’anno scorso oppure se cambiarlo facendolo disegnare da alcuni ragazzi.”
Lista 3:
Perché avete deciso di candidarvi?
Federico Annone: “Ho sempre desiderato fare il rappresentante d’Istituto, purtroppo a causa di impegni extrascolastici non ho mai avuto abbastanza tempo. Paradossalmente quest’anno nonostante io stia affrontando la 5ª, ho più tempo per dedicarmi a questa attività.”
Giacomo Aresca: “Anche a me l’idea di candidarmi come rappresentante d’Istituto è sempre piaciuta. L’anno prossimo affronterò un percorso con Intercultura che mi porterà lontano dall’Italia e quando Federico mi ha proposto di presentare una lista insieme a lui, non ho potuto che cogliere la palla al balzo.”
Cosa ne pensate dei vostri avversari?
“Preferiamo non esprimere un giudizio sugli altri candidati perché riteniamo non sia compito nostro farlo. Speriamo in ogni caso che siano eletti i più meritevoli tra i candidati.”
Punto principale della vostra lista?
“Nonostante siamo stati etichettati come “La lista degli assorbenti”, pensiamo che tutte le nostre proposte siano importanti allo stesso modo.”
Descrivi i punti della lista.
“I punti della nostra lista rispecchiano la nostra filosofia: “pochi ma buoni”. A nostro avviso è importante portare avanti le idee già funzionanti all’interno dell’Istituto, affiancandole con un paio di idee nuove che siano efficaci e semplici da realizzare. Reputiamo inoltre interessanti alcune proposte delle altre liste a tal punto che in caso di vittoria, saremmo felici di applicarle.”
Perché le persone dovrebbero votarvi?
“Gli studenti del Monti dovrebbero votarci perché siamo convinti di ciò che diciamo, di ciò che facciamo e siamo seri e credibili.”

Gloria Falletta

Banco alimentare

Il “Banco alimentare” ha ormai raggiunto il trentesimo anniversario di un evento che oltre la scuola riguarda tutta la comunità di Asti.
Questo progetto, che ha come referente la professoressa di religione Maria Scicchitano, consiste nella raccolta di beni di prima necessità nel periodo precedente al Natale.
Per festeggiare questo trentesimo anniversario é stata organizzata una mostra temporanea nella sede del nostro istituto.
Nella mostra erano presenti fotografie riguardanti i volontari e le persone che hanno un rapporto con il banco alimentare.
All’interno della mostra veniva anche presentata l’economia circolare in rapporto agli alimenti, spiegata anche l’importanza di non sprecare il cibo; ogni anno vengono gettati nella spazzatura circa 72 milioni di pasti.
Veniva anche spiegata la storia del banco alimentare: nasce nel 1967 quando, negli USA, un uomo inizia a donare il cibo gettato via da ristoranti e da negozi ai poveri. Il banco alimentare arriva in Italia nel 1989 e raggiunge il nostro istituto lo stesso anno.
Vengono riportate testimonianze di persone che ogni anno si impegnano per la riuscita di questo progetto facendo capire l’importanza di un aiuto ai più bisognosi della comunità di Asti e non solo.
Invitiamo tutti a non rimanere indifferenti e, anche le più piccole cose come un pacco di pasta o una bottiglia di latte, possono fare la differenza per qualcuno.

 

Sara Di Rocco

Metà sede abbandonata, ecco i perché.

Vi siete mai chiesti perché metà dell’edificio che ospita la sede del nostro istituto sia completamente abbandonata?
E Come mai esiste una sede?

L’edificio  fu costruito nel lontano i XV secolo come monastero, e lo fu fino ai tempi di Napoleone, quando si trasformò in un’effettiva caserma.
Più avanti, negli anni della guerra, divenne un ricovero che offriva rifugio e cibo agli sfollati e, solo nella negli anni ’70, divenne l’Istituto Magistrale che conosciamo oggi, che ai tempi acquistò solo metà dell’edificio.
Gli indirizzi della scuola ebbero successo, e piano piano si riempì sempre di più, fino al punto che fu chiesto alla scuola Gatti di accogliere alcune delle nostre classi, diventando così la prima succursale.
Solo qualche anno fa, la ex scuola media, ebbe problemi dovuti alla vecchiaia della struttura, costruita con materiali di bassa qualità, e divenne ormai inagibile.
Per questo fummo costretti a trasferirci in una nuova succursale, attiva ormai da tre anni.
Ma perché non ristrutturiamo invece la restante metà del famoso casermone?
Il problema è che mancano fondi, e per questo, l’istituto “A. Monti” riunito sotto lo stesso tetto rimane un sogno lontano.
Gloria Falletta

“Hola, buen camino!”

3 settembre 2019

Asti, stazione.
Sono le 4.30 quando un gruppo di 21 ragazzi del Monti, provenienti da tutti gli indirizzi, e con un età che varia dai 16 ai 18 anni, accompagnati dal professor Sommovigo, dal professor Mossino, dalla professoressa Dottino e dalla collaboratrice esterna Cettina Galluccio, parte alla volta dell’aeroporto di Milano Malpensa.
Destinazione: Spagna, Santiago de Compostela, capoluogo della Galicia, meta di pellegrinaggio di sportivi, appassionati di camminate o anche di semplici turisti.
Ma questo non è un viaggio di piacere, e tantomeno una vacanza. Si tratta di una gita sportiva per vivere gli ultimi 90 chilometri di quello che è uno dei pellegrinaggi più conosciuti e più duri al mondo.

L’aereo atterra all’aeroporto di Santiago alle 11.30, e il gruppo appena sceso a terra sale su un pullman diretto verso il centro, giungendo in quella che è la piazza principale della città, sormontata dalla grandissima e stupenda cattedrale.
Ѐ da quel punto che il loro cammino ha inizio.

1^ Tappa (3 settembre):
Santiago de Compostela – Negreira (18 Km)

Il primo giorno, è da tutti ricordato come il più duro: con una temperatura media di 32°C, e ancora convalescenti dalle pochissime ore di sonno, il gruppo deve far fronte alla mancanza di acqua e ai rallentamenti di chi, giustamente, non ha ancora preso il giusto ritmo di camminata.

Sfortuna vuole che la prima fontana funzionante si trovi a dodici chilometri da Santiago, facendo assetare molto chi non ha con sé più di due borracce… ma appena raggiunta la fontana, niente e nessuno può più fermare il gruppo di pellegrini, che in quattro e quattr’otto, e senza troppi problemi, riesce a raggiungere nei termini previsti l’ostello di Negreira nel quale passeranno la notte.

Fin dal primo giorno iniziano a comparire le prime vere complicazioni del viaggio: bolle sui piedi, scarpe scomode e dolori articolari, ma il secondo giorno di camminata riserverà al gruppo di pellegrini un giudizio più leggero.

2^ Tappa (4 settembre):
Negreira – Olveiroa (35 Km)

Se il primo giorno è da tutti ricordato come il più duro e faticoso, il secondo è stato quello più mite e piacevole, a partire dai paesaggi mozzafiato che solo la Galicia può offrire.

La natura questa volta è stata più generosa: la temperatura è più bassa, e i sentieri sono ben ventilati.
Il gruppo procede infatti a una velocità ben maggiore rispetto a quella della giornata precedente, complice anche una lunga e piacevole nottata tranquilla nell’ottimo ostello di Negreira.

Ѐ in questa tappa che i pellegrini, meno affaticati e più motivati del giorno precedente, fanno quello che era il principale obbiettivo di questo viaggio sportivo, e iniziano a conoscersi: approfondiscono il rapporto con i loro compagni di viaggio, si aiutano e incoraggiano a vicenda, e fanno scivolare via la reciproca fatica con barzellette, canzoni e battute, e ovviamente gli immancabili “Hola, buen camino!” verso i pellegrini che provengono dal senso opposto, già di ritorno verso Santiago.

Da questo momento il viaggio ottiene il significato più simbolico della sua parola: ai pellegrini non interessa più arrivare, ma solo poter continuare a camminare insieme alle persone che stanno conoscendo proprio in quel momento.

La fatica e il dolore, però, iniziano purtroppo a comparire negli ultimi otto chilometri, costringendo chi proprio non ce la fa, a dichiararsi “sconfitto” per questa tappa, e a raggiungere Olveiroa in taxi.

All’ostello, il gruppo di pellegrini, avendo ottenuto un rapporto molto più confidenziale, passa una serata in compagnia mangiando specialità spagnole e rivivendo i bei momenti di quella giornata.

3^ Tappa (5 settembre):
Olveiroa – Finisterra (37 Km)

L’ultimo giorno di viaggio, la giornata in cui si raggiungerà il cosiddetto “chilometro zero”, Finisterra. Il punto più a ovest d’Europa.

Il gruppo parte in quarta, deciso a raggiungere il suo obbiettivo, e, a mezzogiorno, eccolo apparire dietro una collina. Il mare.
I pellegrini manifestano immediatamente allegria ed esaltazione per quella visione celestiale, e, ancora più motivati di prima, raggiungono finalmente Finisterra, non senza qualche acciacco e con la presenza, purtroppo, di qualche “sconfitto”.

4^ Tappa (6 settembre):
Finisterra – Capo Finisterra (4 Km)

L’ultima camminata per raggiungere il punto zero; là dove i pellegrini bruciano i vestiti e le scarpe con cui hanno attraversato la Spagna. Un gesto simbolico che rappresenta molto chiaramente l’ideologia di questo viaggio: la fatica del cammino, e, all’arrivo, l’esaltazione, l’allegria e la malinconia per la fine di questa bellissima esperienza.

Ѐ proprio così che si sentono i membri del gruppo di pellegrini: felici ed estasiati per aver raggiunto quello che era il loro obbiettivo, ma allo stesso tempo malinconici per l’avventura che è appena finita.

Al pomeriggio, il gruppo di pellegrini, dopo aver passato l’intera mattinata a Capo Finisterra, sale su un pullman per raggiungere nuovamente Santiago de Compostela. Il loro viaggio è ormai finito…

7 settembre:

Il cammino è finito, e i ragazzi devono, a malincuore, prepararsi a lasciare la Spagna, ma questo non prima di aver recuperato gli attestati e le credenziali del pellegrino alla cattedrale di Santiago.
Un’ultima visita del capoluogo gallego, e partenza per l’aeroporto, dove i giovani studenti prenderanno l’aereo che li riporterà a casa.

Tra malinconia ed allegria, il gruppo arriva alle 2.30 della mattina dell’8 settembre, orgoglioso di quella che è stata una delle più audaci gite proposte dalla nostra scuola, dato che, un progetto di questo calibro, raramente è stato proposto a livello scolastico.

Gran parte del merito per la riuscita di questo progetto va agli insegnanti e collaboratori, che si sono presi cura dei ragazzi fin dal primo giorno, instaurando con loro un rapporto molto più profondo di quello studente-insegnante.
Standing ovation anche per il professor Corso, ideatore e organizzatore dell’esperienza fin da gennaio, esperienza a cui, purtroppo, non ha potuto partecipare.

E infine complimenti a tutti i ragazzi, che, seppur con qualche difficoltà, sono riusciti a raggiungere Finisterra dimostrando coraggio, serietà ed impegno.

Ora, i vari professori stanno già pensando al futuro, e ad un’eventuale ulteriore campus sportivo all’estero, con l’intenzione di portare un gruppo di studenti in nuove direzioni, che permettano loro di scoprire nuovi posti, conoscersi e conoscere altre persone a cui dedicare un sonoro e divertente “Hola, buen camino!”.

 

Daniel Dellavalle

 

Salveresti una vita con una semplice azione?

Si può salvare una vita con un semplice gesto?

Questo è quello che abbiamo chiesto, al’ormai ex studente dell’Istituto Monti, Andrea Poletto che ci ha detto:

“Si, mentre una volta effettuare la donazione era molto doloroso, adesso è più facile, prelevano il midollo osseo tramite le braccia, come una donazione di sangue. Non ho avuto nessuna conseguenza, sono tornato a casa il giorno stesso guidando”

Con questo semplice gesto quasi indolore si può salvare una vita, Andrea ci ha dichiarato:

”Dopo la donazione è difficile rendersi conto del gesto, ed è così facile, poi man mano e incontrando delle persone trapiantate capisci l’importanza della donazione, sei l’unico che poteva salvare la vita a quella persona. Le sensazioni sono fantastiche e ogni volta che ne parlo mi viene la pelle d’oca.”

Donando il midollo non si può conoscere di persona il trapiantato, ma Andrea ci ha raccontato un particolare:

“Purtroppo la donazione è anonima ma so che è un bambino di 8 anni della Polonia, ora possiamo scriverci delle lettere in forma anonima”

Il nostro coraggioso ha avuto anche una grande fortuna: il supporto della famiglia e degli amici, infatti afferma:

“I miei genitori mi hanno sempre appoggiato e sono tutt’ora orgogliosi della mia azione”.

Andrea conclude con una frase che ha un grosso significato e una lezione che tutti dovremmo imparare:

“Con un gesto facile si può salvare una vita che solo voi potete salvare”.

Un ringraziamento ad Andrea che si è prestato a questa intervista.

 

Gloria Falletta.

Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità!

Qualcosa che forse esiste o forse no.
Una metafora letteraria, un sinonimo di pozzo senza fondo è diventata ormai una certezza, e come ha affermato Shep Doleman, siamo riusciti a vedere l’invisibile.

È stata scattata la prima foto che dimostra l’esistenza di buchi neri, che prima erano solo un’idea, un’ipotesi formulata da Albert Einstein nell’ormai lontano 1919.

È qualcosa che la mente umana non può percepire, l’infinito, l’ignoto, una forza capace di catturare corpi celesti e luce e di non liberarli più.

Come affermato dagli scienziati, i buchi neri, sono in continuo movimento ed è stato dunque difficile intrappolarene uno in una foto, ma ora che la studentessa Katie Bouman ha risolto l’algoritmo per localizzarli, si dice che ci siano più possibilità di
trovarne altri.

È dal 2016 che Katie lavora per questo progetto, e come ha raccontato in un’intervista, non è stata un’impresa semplice, poiché non poteva parlarne con nessuno, nemmeno con la sua famiglia.

Nonostante ciò, è stata supportata dal suo team di scienziati che l’hanno aiutata in questa impresa.

Gloria Falletta

La NOSTRA maturità

Anche tu in ansia per l’esame? Lo stress ti assale e non riesci più a studiare?

Cerchi ovunque soluzioni per colmare le tue lacune e prepararti al meglio?


Bene, sappi che cercare su internet non servirà a niente, le soluzioni che ti saranno date sono sempre quelle: avere almeno una conoscenza base di tutte le materie (da inserire in un quadro generale) e cercare di non farsi sopraffare dallo stress. E sai perché lo so? Perché ho provato anch’io a cercare “la magica soluzione” che risolva questa odiosa questione. 


TUTTI GLI STUDENTI TEMONO LA MATURITÀ e ognuno ne pensa ciò che vuole: chi si domanda se sia effettivamente utile, chi si dice “se almeno non ci fosse questa o quell’altra materia sarei più tranquillo”, chi vorrebbe non pensarci ma alla fine lo fa comunque è così via.

Purtroppo l’ansia non viene di certo placata perché nonostante le simulazioni (4 in tutto, 2 della prima prova, quindi il tema di italiano, e 2 della seconda prova, riguardante le materie principali del corso) le cose ci appaiono nebulose. Prima pensiamo che l’esame sia irraggiungibile e poi che sia dietro la porta. Passiamo dal “Ma tocca davvero a ME?” al “Non vedo l’ora di aver finito!”. Comprensibile del resto, considerando le numerose incertezze di quest’ultimo anno tra terza prova si è terza prova no, l’alternanza scuola lavoro prima da elimare e poi ridimensionata e gli invalsi che da sempre dividono le opinioni degli studenti!.
Una vera e propria Odissea e la nostra Itaca è ancora lontana. 

Costy

Intervista allo Sciatap

Mercoledì 16 gennaio 2019 Linakppuciato ha conosciuto lo Sciatap, giornalino scolastico del Liceo Classico Vittorio Alfieri. 
La nostra redazione ha avuto il piacere di scambiare qualche parola con Gianluca Fresia, membro della direzione dello Sciatap.
Il Classico ha una lunga tradizione giornalista e dispongono della versione cartacea, un grazioso volumetto costituito da una quarantina di pagine ed interamente finanziato dagli studenti (su base volontaria).
Il nome Sciatap risale agli anni ’70 ed è stato ispirato da un’ allegra collaboratrice scolastica.
La redazione è formata da trentanove studenti appartenenti ai vari anni. 
Gianluca ha spiegato che i temi trattati sono legati alle varie festività, ad esempio l’ultimo numero era incentrato sul San Valentino ed esso esce circa due volte a quadrimestre.
All’interno del giornalino è anche presente una rubrica, “Ipsie dixit”, dove vengono riportate le frasi più originali e divertenti pronunciate dai professori. 
Lo Sciatap è un giornalino moderno, frizzante e ironico. 
La nostra redazione spera di poter collaborare con loro in futuro.